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SUMMARY:RAGAZZE DI VETRO
DESCRIPTION:La campana di vetro (1963) è l’unico romanzo di Sylvia Plath\, dalla forte impronta autobiografica. Appena il libro vede la stampa\, la poetessa statunitense si toglie la vita. \nLa protagonista del romanzo\, Esther\, dopo un’importante borsa di studio presso una rivista di moda a New York\, passa un mese a lottare con la depressione\, cercando disperatamente di ritrovare la studentessa grintosa e di successo che era prima. La svanita capacità di scrivere\, di dormire e di interagire con le persone la portano a ingoiare un flacone di sonniferi. \nIl suo corpo viene ritrovato inerte ma vivo. Da qui ha inizio un lungo calvario tra ospedali\, manicomi e terapie di elettroshock per ritrovare la linfa vitale e la voglia di vivere. A grande sorpresa\, nella stessa casa di cura arriva la sua amica d’infanzia Joan\, con la quale ha avuto persino lo stesso fidanzato in passato. Anche lei ha tentato il suicidio\, anche lei ha un rigetto verso la società e tutto quello che la concerne. \nTra il silenzio dell’apatia e la messinscena di una quotidianità fatta di cose banali ma importanti\, Esther e Joan cercano di superare le tragedie delle loro vite. Ma una volta varcata la porta della casa di cura\, chi vorrà più sposarla dopo che è stata… dove è stata? \n“Dovrebbe esistere un rito per celebrare la seconda nascita – per quando si è stati rattoppati\, ricostruiti e omologati per la strada.” \n  \nSPETTACOLO IN ABBONAMENTO INVITO A TEATRO \n			\n				\n				\n				\n				\n				NOTE DI REGIA:\n				In un mondo fragile\, recluso e ovattato\, si sviluppa il conflitto interiore di Esther con l’esterno attraverso presenze\, voci e luoghi filtrati dai ricordi della poetessa\, presenza costante segnata dalle voice off\, durante la sua ultima notte prima del suicidio\, intenta a ripercorrere nella mente quel lontano tentativo di suicidio di dieci anni prima attraverso la rilettura del suo romanzo. \nLa scrittura scenica pone l’accento alla percezione soggettiva e distorta della mente di Sylvia. Una sola attrice si trasformerà in tutti i personaggi che circondano Esther\, rappresentanti di una società a volte a lei lontani\, a volte a lei vicini\, ma come senza un volto definito\, visti attraverso uno sguardo offuscato dalla malattia\, dalle sue terapie e dalla sua consapevolezza di diversità.Il dispositivo scenico vuole dar risalto alla fragilità dell’anima ricreando gli spazi della quotidianità della protagonista da una struttura fatta di luci e di trasparenze\, come a simboleggiare una contemporanea campana di vetro. Il metallo\, l’acqua e la macchina da scrivere conquistano un ruolo centrale per evocare il paesaggio dell’anima e della quintessenza di Esther/Sylvia. \nLa necessità di immergere in modo totalizzante gli spettatori nel mondo interiore della protagonista\, porta alla scelta di far fruire lo spettacolo attraverso una ricca drammaturgia sonora\, in cuffia. La voce di Esther è limpida\, mentre quelle degli altri personaggi sono percepite distanti come dalla mente offuscata della protagonista e si vanno man mano a avvicinarsi proporzionalmente al suo percorso di guarigione. Le voci delle attrici in scena sono accompagnate dai suoni provenienti dall’ambiente e dagli interventi registrati di Sylvia\, circondate dal paesaggio sonoro che richiama il rituale di una quotidianità che si rivela essere irripetibile. Oltre ai suoni\, alle voci e a canzoni cantate dal vivo regna il silenzio. \nL’importanza della soggettiva comporta la volontà di lavorare per una dissociazione tra suono e immagine. Così le scene si sviluppano con una precisa sintesi di movimenti\, degli interpreti\, del suono e delle luci\, portando il linguaggio scenico verso l’astratto come in una fotografia di Gregory Crewdson. \nRagazze di vetro vuole raccontare le difficoltà\, le fragilità e l’eterna lotta dell’animo di una giovane donna dotata di talento artistico che ha necessità di forzare il limite\, spostare il confine\, altalenare sopra la linea di passaggio tra la realtà e l’arte\, la società e l’individuo\, la vita e la morte. \n			\n				\n				\n				\n				\n				NOTE DI DRAMMATURGIA:\n				La drammaturgia di Ragazze di vetro vuole focalizzarsi sul tema della depressione giovanile e la fragilità femminile\, causate anche dalla difficoltà di coniugare il ruolo della donna con l’ambizione di affermarsi come artista nella società. La figura di Sylvia Plath\, Esther nel romanzo\, è simbolo di una lotta\, interiore e sociale\, per l’emancipazione femminile che tuttora ha necessità di essere messa al centro dell’attenzione del pubblico\, dovuta alla persistenza della disparità di genere in ambito artistico e lavorativo in generale. L’instabilità della salute mentale della protagonista è sicuramente la circostanza principale di “La campana di vetro” che poi è anche un costante della vita dell’autrice. L’obbligo di misurarsi con le rigide regole della normalità sociale e sentire interiormente la spinta verso una diversità\, verso qualcosa che esuli dagli schemi riconosciuti e accettati\, accompagnati da una sensibilità e un’intelligenza fuori dal comune\, non possono che portare verso le zone più oscure della mente\, come ulteriore affermazione della necessità di essere riconosciuti come individuo e non come uno dei tanti esemplari prefabbricati. \nLa struttura drammaturgica si sviluppa a partire dal carattere autobiografico del romanzo e dell’opera letteraria di Sylvia Plath: due settimane dopo l’uscita del romanzo\, la poetessa statunitense si toglie la vita. L’immagine di partenza è l’ultima sera di Sylvia nel suo appartamento di Londra che si prepara al suicidio. È inevitabile il confronto con Esther\, sé stessa di 10 anni prima che aveva compiuto quel gesto estremo\, ma anche con alcune sue poesie\, racconti e materiali autobiografici. La presenza di Sylvia è affidata alla sola voce che avvolge la scena in un filtro epico.Il linguaggio vuole perseverare la poesia e la ricchezza di immagini dell’autrice\, ma nello stesso tempo dare corpo e concretezza teatrale alle parole. \n			\n				\n				\n				\n				\n				CAST:\n				dal romanzo “La campana di vetro” e altri materiali di Sylvia PlathAdattamento di Maddalena Mazzocut-Mis e Sofia PelczerRegia Sofia PelczerCon Francesca Tripaldi e Viola Luciovoice off Sara ZanobbioConsulenza scenografica Giulia Olivieriallestimento a cura di Arianna Guaglione e Diego Piemontesein ricordo di Sofia PelczerProduzione Teatro Sguardo Oltre \n  \n  \n			\n				\n				\n				\n				\n				ORARI:\n				giovedì 20:45 \nvenerdì 20:45 \nsabato 20:45 \ndomenica 17:30 \n			\n				ACQUISTA EVENTO
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SUMMARY:RAZZA SACRA. Pasolini e le sue donne
DESCRIPTION:Pasolini si risveglia in un luogo buio che ricorda sinistramente un carcere.Si guarda intorno spaesato. Ricorda a malapena il proprio nome\, nessun altro indizio sulla propria identità o sul perché sia finito in quel posto.All’interno della cella si palesa una figura femminile che lui non riconosce: Laura Betti che lo spinge a ricordare. Il superamento dell’amnesia fa parte di un percorso che Pierpaolo dovrà effettuare\, procedendo per gradi fino allo svelamento di uno scioccante atto catartico da lui compiuto e rimosso. \nIL PROGETTOEsiste un aspetto della vita di Pasolini\, di vitale importanza\, raramente indagato in profondità: il suo rapporto con le donne.Alcuni scatti fotografici sono ben impressi nell’immaginario collettivo (quel bacio così virile ed appassionato con Maria Callas\, le passeggiate per i vicoli di Roma con Laura Betti…)\, ma ciò che il femminile ha rappresentato nell’esistenza e nella definizione umana e artistica di Pier Paolo resta ancora un terreno poco esplorato. \nLa sua vita è stata accompagnata da donne di grandissimo spessore culturale (Fallaci\, Morante\, Bemporad…) e artistico (Silvana Mangano\, Anna Magnani e ovviamente “Maria”). Donne legate a lui in maniera viscerale\, travagliata\, conflittuale o adorante\, che Pier Paolo ripagava con un sentimento profondo\, rivestendo le figure di padre\, fratello maggiore\, e soprattutto figlio.Non c’è dubbio quindi che il femminile abbia inevitabilmente permeato la sua percezione del mondo. \nEsiste poi un femminile ancora più profondo\, inesplorato\, verso cui Pier Paolo si relazionava in maniera contraddittoria. Il disgusto per il grembo\, il sangue e le viscere\, (che gli rinfacciò Oriana Fallaci\, quando il poeta le confessò di non riuscire a leggere il suo “Lettera a un bambino mai nato”)\, ma allo stesso tempo anche il trasporto incondizionato verso il femminile ferito e usurpato (anche se si tratta di figure straordinarie come Maria Callas o Silvana Mangano). \nE poi\, c’è Susanna.Sua madre\, la donna che ha talmente permeato la vita di Pier Paolo da assurgere per lui a Madonna (come nel suo Vangelo secondo Matteo) ad Amore così assoluto da divenire prigione.Una donna diversa da ogni altra. Provvista di carne e sangue (l’odore delle primule in fiore del suo cappotto\, diventa memoria sensoriale in grado di rievocare nel poeta una passione lancinante) eppure meravigliosamente affrancata dal corpo che incombe materico e ingombrante in tutte le altre presenze nella vita di Pier Paolo.Una donna alla quale il poeta dedicherà versi così devastanti da diventare enigmatici (“nella tua grazia\, nasce la mia angoscia”)Versi ai quali lo spettacolo darà un’interpretazione inedita e sorprendente. \n			\n				\n				\n				\n				\n				NOTE DI REGIA:\n				Lo spettacolo utilizza un registro in grado di mischiare elementi apparentemente inconciliabili\, in una veste assolutamente originale. Echi del processo kafkiano\, suggestioni tratte dalla tradizione popolare sulla stregoneria ed episodi strettamente biografici della vita del poeta. Il tutto organicamente sviluppato in una drammaturgia che\, pur partendo con i classici stilemi di un mistero da risolvere\, approda ad uno svelamento finale in grado di abbattere i confini del reale per divenire sguardo nell’anima del grande scrittore.Un finale in grado di dare una chiave di lettura inedita non solo al percorso umano e artistico di Pier Paolo Pasolini\, ma anche alla sua tragica morte.Grossa rilevanza sarà data alle atmosfere\, con disegni luce e proiezioni video dai colori fiamminghi\, musiche elettroniche arricchite da strumenti antichi del folklore nordeuropeo e un numero di danza contemporanea\, fra taranta e rito sciamanico. \n			\n				\n				\n				\n				\n				CAST:\n				Un progetto teatrale di Mariano Lamberti e Riccardo PechiniScritto da Riccardo Pechini in collaborazione con Mariano LambertiRegia di Mariano LambertiCon Marco Vergani – Pasolini\, Marina Remi – Laura Betti/Oriana Fallaci/Maria Callas /Silvana ManganoScene Giuliano PannutiCostumi Valeria RiccaMusiche Andrea AlbaneseCoreografie Marco Angelilliproduzione Napoli Teatro Festival \n			\n				\n				\n				\n				\n				ORARI:\n				martedì 20:45 \nmercoledì 20:45 \ngiovedì 19:00 \n  \n			\n				ACQUISTA BIGLIETTI
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SUMMARY:1939. UNA VITA A DOMINO
DESCRIPTION:La storia di Domenico\, pescatore\, ha il culmine nell’anno del 1939. Deportato per non aver fatto il saluto fascista al podestà di Bari. Deportato ingiustamente in un’isola della Puglia voluta dal Duce dove si rinchiudono gli omosessuali italiani\, a San Domino. In quell’anno le vicende di Domenico si intrecciano con Aldo Moro che viene assunto all’Università di Bari\, a Batman il fumetto americano che invaderà il mondo. Deportato sull’isola vivrà amicizie con altri italiani tutti omosessuali\, provenienti da varie regioni d’Italia\, districandosi tra i dialetti regionali. \nUno sguardo ironico e particolare dell’Italia di quel tempo attraverso tanti personaggi che sono interpreti di singolari circostanze di vita. Nel campo\, tra prove per il teatro\, arrivo di nuovi deportati e storie varie\, si snoda la vicenda di Domenico tra situazioni drammatiche e comiche. Arriverà a superare tutte le circostanze che la vita in un campo di prigionia presuppone\, tra risate\, canti e stupri. \nIn tutta fretta pochi giorni prima della dichiarazione di guerra il campo degli omosessuali\, grazie al generale del Duce\, Bocchini\, verrà evacuato\, Domenico rimarrà sull’isola alcuni giorni da solo\, poi farà rientro in città. Qui prima di essere deportato aveva avuto un rapporto d’amore con Lucia. Non la ritroverà. Lucia originaria del Veneto si era imbarcata per l’America\, non avendo avuto più notizie di lui\, con un neonato tra le braccia. Domenico rimarrà da solo a guardare il mare per un po’\, prima di finire in una casa di riposo dove terminerà i suoi giorni. Forse impazzendo ascoltando dalla neonata tv italiana che al comandante del suo campo di prigionia veniva conferita un’onorificenza dal Presidente della Repubblica Italiana per meriti sul lavoro. \nUn’ affresco dell’Italia\, l’Italia di sempre. \n			\n				\n				\n				\n				\n				CAST:\n				di e con Alfredo Traversaallestimento Immaginicostumi Arcademusica di J Strauss jr.produzione Associazione Culturale ENECEDETE \ncon il sostegno di CIRCUITO CLAPS \n			\n				\n				\n				\n				\n				ORARI:\n				giovedì 20:45 \nvenerdì 20:45 \nsabato 20:45 \ndomenica 17:30 \n			\n				ACQUISTA EVENTO\n			\n				\n					\n					\n					\n				\n				1939_UnaVitaADominio (1)\n					\n					\n					\n				\n				1939_UnaVitaADominio (2)\n					\n					\n					\n				\n				1939_UnaVitaADominio (3)\n					\n					\n					\n				\n				1939_UnaVitaADominio (4)
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