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SUMMARY:Secondo giusta misura
DESCRIPTION:Video di Andrea Contin (Padova 1971)\, Secondo giusta misura (2013 – 2026)\, che funzionerà quasi come un prologo per Il ritratto di Dorian Gray (in scena al PACTA Salone dal 9 al 19 apr ’26). \nINGRESSO LIBERO \nORARI: mar – ven ore 13-19 e mar – dom a partire da 1h e 30′ prima dell’inizio degli spettacoli
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SUMMARY:Tavolozza Collettiva – Si può inventare un nuovo colore?
DESCRIPTION:Il PACTA Salone è un teatro che non ospita soltanto spettacoli. Raccoglie colori.\nI pannelli esposti nascono da un progetto che considera il colore non come decorazione\, ma come linguaggio\, capace di esprimere emozioni\, identità\, memoria e visione.\nL’iniziativa invita le persone a inventare\, scegliere\, nominare e condividere un proprio colore.\nOgni pannello rappresenta un frammento di questa ricerca collettiva: un archivio in divenire fatto di tinte\, sfumature e nomi\, dove ogni colore è il segno di una presenza. \nPortando i pannelli sulla facciata del teatro\, il progetto esce dagli spazi chiusi e incontra la città.\nLa strada diventa luogo di osservazione\, il teatro diventa soglia\, il colore diventa gesto pubblico.\nUna grande tavolozza visibile dalla strada\, che porta il colore fuori dagli spazi specialistici per renderlo esperienza pubblica\, condivisa\, urbana. \nL’iniziativa è promossa da IACC Italia\, TAM-TAM e Pacta\, tre realtà che\, da prospettive diverse ma convergenti\, lavorano sul valore culturale\, educativo e sociale del progetto: \n\nIACC Italia è la sezione italiana dell’associazione internazionale dei Color Consultants. È presieduta da Massimo Caiazzo e riunisce progettisti\, studiosi e consulenti del colore. Da anni sviluppa attività di ricerca\, formazione e progetti sperimentali\, promuovendo il colore come strumento di benessere\, comunicazione\, identità e trasformazione degli ambienti e dei comportamenti.\nTAM-TAM è la scuola fondata da Alessandro Guerriero\, insieme a protagonisti del design italiano come Riccardo Dalisi e Alessandro Mendini. Più che una scuola tradizionale\, TAM-TAM è un laboratorio multidisciplinare\, un luogo di attraversamento tra design\, arte e discipline espressive\, nato per formare “navigatori ai confini”: figure creative capaci di muoversi tra linguaggi diversi\, rompendo le barriere tra saperi e pratiche.\nPACTA\, teatro di ricerca e di produzione culturale\, accoglie il progetto portandolo nello spazio urbano e nella dimensione performativa e relazionale. La facciata diventa soglia\, superficie narrativa\, luogo di dialogo tra chi fa teatro e chi attraversa la città.\n\nTavolozza Collettiva fa parte di DESIGN + SENSIBILE\, che promuove un’idea di design attento alla persona\, alle relazioni e al benessere\, dove estetica ed etica si incontrano\, e dove luce e colore diventano strumenti di dialogo\, inclusione e trasformazione.
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SUMMARY:The Swing - Valeria Ferrari
DESCRIPTION:Mostra di Valeria Ferrari (Landriano 1985).\nLe sue sculture\, inquietanti forme antropomorfe sul punto di sciogliersi e di cambiare natura\, poco definite\, instabili\, molli e mostruose\, restituiscono perfettamente l’atmosfera di abominevole difformità del profondo di cui è portatrice la figura dell’Orchessa della Némirovsky (in scena al PACTA Salone dal 5 al 12 mar ’26).
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SUMMARY:Notes on the Trotula's Archive (2024)
DESCRIPTION:Installazione complessa di Federica Mariani (Milano 2000): il video-essay Notes on the Trotula’s Archive (2024)\, girato in forma mista\, fatto di riprese e di animazione\, affiancato dal proprio corredo iconografico in forma di costellazione: disegni\, schizzi\, fotocopie di testi utili per la preparazione e lo sviluppo del concept e del lavoro finito che racconta la storia delle Mulieres Salernitanae\, gruppo di proto-ginecologhe che costituiscono un esempio particolarmente significativo della sommersa attività legata alla ricerca scientifica compiuta dalle donne.\nFederica riporta i fatti a una visione meno distorta: “La Storia è scritta dai vincitori\, eppure esiste un altro tipo di storia\, tenuta nascosta dai vincitori stessi\, che da sempre accompagna il corso degli eventi. Attraverso l’arte voglio vendicare la storia\, gli eventi\, le persone che ci sono state nascoste”.\nIn concomitanza con il Festival ScienzaInScena\, (in scena al PACTA Salone dal 28 gen ’26 al 28 feb ’26)
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SUMMARY:Note sulla scultura Deposizioni
DESCRIPTION:Esposizione delle tele di Andrea Mirabelli (Milano 1996) che appartengono a un recentissimo ciclo (2025) dedicato ai cambiamenti repentini del potere e alla forza devastatrice del nuovo che distrugge e rimuove i simboli a esso collegati\, un argomento di grande attualità affrontato da una serie pittorica che nello stile risente della resa dei media documentaristici e che ha per oggetto la rappresentazione delle Deposizioni di alcuni monumenti celebrativi.\nQuesta mostra instaura un dialogo con lo spettacolo tratto Il processo da Kafka (in scena al PACTA Salone dal 9 all’11 gen ‘26) e lo spettacolo Arsi\, ispirato all’interrogatorio subito da Giovanna d’Arco (in scena al PACTA Salone dal 22 al 25 gen ’26).
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SUMMARY:What your skin says (2025)
DESCRIPTION:Video di Srotoswini Sinha (Calcutta 2000)\nI corpi vengono ripresi da molto molto vicino e a parlare sono i particolari come gli occhi\, la bocca e le mani più che le parole.\nQuest’opera funziona da perfetto rafforzativo della centralità del corpo portata in scena dallo spettacolo della Carmen (in scena al PACTA Salone il 18 e 19 dic ’25).
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SUMMARY:Stories of violence (1989)
DESCRIPTION:Esposizione di un ciclo di fotomontaggi di Alessandro Cravera (Genova 1949). \nSu una sorta di palcoscenico all’aperto\, costellato di elementi legati alla storia e frammenti della memoria\, si assiepano in primo piano le figure composte in scene sottilmente ambigue\, ma comunque dichiaratamente violente. Cravera ha rubato le immagini e le ha assemblate fra loro operando con uno sguardo chirurgico orientato a captare il sopruso fisico\, con un occhio che potremmo definire in sintesi caravaggesco\, ma anche molto orwelliano. \nQueste opere sono abbinate allo spettacolo La Fattoria degli animali di Orwell (in scena al PACTA Salone dal 21 nov al 4 dic ‘25). \nVernissage: 21 novembre\, ore 19:00
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SUMMARY:LA PITTURA IN ASCOLTO – Omaggio a Bill Dixon
DESCRIPTION:Nell’ambito del progetto itinerante “Voci nel colore”\, promosso dalla gallerista Rossana Pedrali (Ro’S Gallery)\, arriva a Milano una nuova installazione del pittore Gaetano Fiore\, in mostra allo spazio Mostre al Cubo di PACTA dei Teatri. \nL’artista presenta un lavoro inedito\, in dialogo con Il libro delle ore di Rainer Maria Rilke e con la ricerca musicale di Bill Dixon\, nel centenario della sua nascita. Due visioni spirituali e radicali che si incontrano nel concetto di “tempo sacro”: sospensione\, attesa\, apertura. Una pittura che ascolta\, che si fa medium tra parola e suono\, evocando esperienze estetiche profonde e intime.Fiore interpreta la struttura aperta del pensiero rilkiano intrecciandola alla poetica compositiva di Dixon – da November 1981 a Vade Mecum – in un omaggio visivo al tempo non lineare\, al gesto interiore\, all’abitare l’istante. \nLa mostra è visitabile negli orari di apertura del teatro\, in concomitanza con gli spettacoli in programma. \nFinissage 23 maggio\, ore 19:00 \nIn foto Gaetano Fiore fotografato da Luciano Rossetti
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SUMMARY:BINOMIO
DESCRIPTION:BINOMIO è l’incontro di due sguardi\, due poetiche\, due percorsi artistici maturi che\, pur partendo da visioni differenti\, si ritrovano nella forza evocativa della pittura. La mostra mette in dialogo le opere di Massimo Romani e Davide Ferro\, artisti accomunati da una profonda riflessione sul presente e da un linguaggio pittorico rigoroso e consapevole. \nRomani\, artista dalla lunga e riconosciuta carriera\, costruisce una pittura limpida\, colta e simbolica. Le sue opere\, dense di rimandi alla classicità e alla tradizione barocca\, si rinnovano in chiave contemporanea attraverso un’ironia sottile e una raffinata qualità formale. Il suo sguardo è quello di chi osserva il presente con lucidità\, rimuovendo la contingenza per restituire immagini che sono quasi reliquie di bellezza e memoria. \nFerro\, al contrario\, ci conduce in una dimensione onirica\, dove realtà e immaginazione si intrecciano. Le sue opere non danno risposte\, ma pongono domande\, stimolano lo spettatore a percorrere sentieri personali tra simboli\, suggestioni e visioni. È un viaggio interiore\, che parte dal quotidiano per aprirsi al meraviglioso\, al mistero\, all’infinito potenziale del sogno. \nBINOMIO non è un confronto\, ma un’affinità che nasce dalle differenze: una mostra che invita a rallentare lo sguardo\, ad ascoltare il linguaggio silenzioso dell’arte\, a perdersi tra materia e pensiero\, tra memoria e invenzione. \nFinissage 7 maggio\, ore 19:30
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SUMMARY:TWINS
DESCRIPTION:Artisti in coppia espongono nel cubo allestito nel foyer superiore del PACTA Salone\, facendo dialogare tra loro le proprie opere. \nDAL 21 MARZO AL 6 APRILE: LORENZO GATTI & CLAUDIO LAPESA\nL’installazione “Vendemmia” di Lorenzo Gatti consiste in 6 grappoli di tele abbinate due a due\, per una raccolta fuori stagione degli strascichi del moderno\, illusoriamente posti al riparo da intemperie ricorrendo alla figura del bunker.\nLe tele\, tutte di formato 50 X 120 cm sono appese come fratelli siamesi nella struttura cubica del foyer di Pacta dei Teatri e sono parte della serie di 94 tele di uguale formato dipinte dal 1994 al 2022 e riunite sotto il termine di “fagocitosi”.\nLorenzo Gatti è nato nel 1955. Vive e lavora a Milano. Ha esposto in numerose occasioni in Italia e all’estero. La sua ricerca prende spunto dall’architettura degli anni trenta declinata su vari supporti sia bidimensionali che tridimensionali. \n  \n \nLe tele esposte nell’installazione di Claudio Lapesa “Serie Pala Pesaro” sono parte di una serie avviata nel 2012 e attualmente in corso.\nSpunto della sequenza dei dipinti è la visualizzazione della pagina Google Immagini in relazione alla ricerca “Tiziano Pala Pesaro”.\nLe riproduzioni digitali dell’opera presenti nel web offrono una gamma estesa di varianti (colore\, dimensione\, taglio fotografico\, ecc.) continuamente ricombinate nella struttura a griglia dell’interfaccia grafica di Google.\nLo stimolo visivo offerto dalla riproduzione delle immagini sullo schermo si deposita\, attraverso la pratica del dipingere\, nel corpo mobile del pigmento. Realizzate tra il 2013 e il 2018\, le tele selezionate per l’esposizione sono tappe di un percorso personale nell’esercizio continuo della pittura.\nClaudio Lapesa è nato nel 1977. Vive e lavora a Milano.\nDipinte per successive stratificazioni e raschiature della materia pittorica\, le tele attestano una pratica lenta della pittura\, anche quando l’innesco al lavoro è dato dalla fruizione istantanea e compulsiva delle riproduzioni digitali. \n  \nL’inaugurazione della mostra è prevista per il 21 marzo alle ore 19:00. L’accesso alla mostra è possibile nelle giornate di programmazione degli spettacoli e nell’orario di apertura del PACTA Salone.
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SUMMARY:SIAMO TUTTI PONZIO PILATO
DESCRIPTION:“SIAMO TUTTI PONZIO PILATO” \nUna installazione a cura di Fulvio Michelazzi \ndal primo maggio 2024 nel cortile e nel foyer del PACTA Salone \nDal primo maggio 2024\, in occasione della giornata dedicata alla Festa dei Lavoratori\, e per tutta la durata del mese\, PACTA . dei Teatri realizza\, SIAMO TUTTI PONZIO PILATO\, una installazione parte della rassegna DonneTeatroDiritti\, presso il PACTA Salone di Milano\, a cura di Fulvio Michelazzi: al fine di ricordare i morti per il lavoro (morti nella quotidianità) e aiutare a comprendere il prezzo che viene imposto ai lavoratori per garantire a tutti benessere e comodità. \nL’installazione troverà posto nell’ingresso del foyer del PACTA Salone\, costringendo tutti quelli che passeranno in questa area ad attraversarla\, entrando in contatto con essa. Una parte dell’opera sarà collocata sul pavimento e dunque calpestatile\, mentre una seconda parte sarà sospesa\, a creare un ostacolo\, anche se facilmente superabile\, che obblighi i visitatori a interagire con i materiali e leggere le informazioni riportate. \nDurante tutto il periodo di esposizione sarà visibile su dei monitor un montaggio video che propone le tematiche principali della piaga delle morti sul lavoro. \nNell’ingresso del teatro sarà possibile lasciare un commento scritto o un breve video\, utilizzando il proprio smartphone\, con le proprie impressioni. Sia i commenti scritti che quelli video verranno montati alla fine del periodo in un filmato che sarà messo in rete. \nLa proposta vuole essere il primo passo per sensibilizzare la cittadinanza e le istituzioni al fine di dedicare un’area del Municipio 5 ai morti sul lavoro.
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SUMMARY:inVISIBILI
DESCRIPTION:inVISIBILI è un progetto composito di Alle Bonicalzi\, dedicato alle e agli adolescenti e giovani tra i 15 e i 25 anni\, di ogni genere e orientamento\, alla scoperta della loro visione del mondo e di sé.\nIl per-corso che ha prodotto i materiali in mostra si è sviluppato attraverso tre fasi (libere): un set di ritratto fotografico individuale; un laboratorio di scrittura e cancellatura creativa; un questionario anonimo online decisamente multicolor (tutt’ora accessibile dal sito www.allebonicalzi.com). \nLo scopo del progetto è dare un’opportunità ‘speciale’\, eccentrica\, extra-vagante per raccontarsi o – come dice l’autrice – per dare voce\, corpo e luce alla propria idea e visione di mondo a chi\, spesso\, è ai margini.\nLontano dall’aggressività dei social\, dall’abbuffata di selfie\, dalla paura del giudizio altrui (ma anche proprio) di non essere abbastanza. Un’opportunità di splendere\, per ciò che si è e si vuol essere.\ninVISIBILI è un progetto per tutti\, tutte e tuttu\, nessun3 esclus3 🙂\nÈ LGBTQIA+ friendly\, antirazzista\, transfemminista\, accogliente delle differenze: come dovrebbe essere il mondo intero. \nFotografie\, colori e testi per scoprire lo splendore di un’età – l’adolescenza – spesso considerata unicamente ‘di\npassaggio’ ma che invece è decisiva nella costruzione della propria identità\, personale e sociale. Un’età che merita di essere guardata e vista! \ninVISIBILI si mostra attraverso una serie di opere foto-grafiche e due esperienze di interazione.\n• I materiali visivi in mostra sono ritratti fotografici di adolescenti e del colore delle loro emozioni\, nonché testi –\nsia manoscritti e manomessi sia compilati ad arte tipograficamente – che rispondono alle domande del questionario\, permettendoci di vedere il mondo attraverso gli occhi altrui.\n• I corner interattivi riguardano\, rispettivamente\, le cose più belle e le più brutte che ci abbiano mai detto. Accanto alle risposte delle e degli adolescenti\, si apre la possibilità\, per il pubblico\, di dire la sua\, di partecipare.\nL’invito\, per tutt3 è semplice: #NelDubbioTuSplendi
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DESCRIPTION:Non ti scordar di me (schermo HD\, altare di rose bianche – 2022)\nSotto ad un altare di rose bianche vi è una donna che sembra morta ma in realtà sta dormendo. Il tempo passerà\, i fiori perderanno i petali e marciranno mentre la donna rimarrà sé stessa\, nel suo sonno indisturbato.\nIl mutamento è inevitabile\, è parte importante e una costante della vita stessa. Purtroppo alcune cose sembrano non cambiare mai. Siamo nel 2022 e viviamo ancora un clima di oscurantismo totale nel quale la parità di genere è ancora lungi dall’essere raggiunta. \n 
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SUMMARY:IL COLORE NECESSARIO
DESCRIPTION:Nelle immagini che Pierluigi Cattani Faggion ha scelto per la mostra il colore è declinato come tema trasversale\, cioè non è l’oggetto diretto della fotografia ma rappresenta un pezzo del contenuto comunicativo della foto del quale non si può fare a meno\, senza il quale l’immagine perderebbe molto del suo significato. In altre parole\, il colore non costituisce oggetto d’indagine dell’immagine ma si presenta come “colore necessario” alla storia che la fotografia sta raccontando. \n“Molti anni fa un giornalista di una rivista per fotoamatori chiese\, forse un po’ ingenuamente\, a Luigi Ghirri come mai fotografasse a colori e lui rispose con molta semplicità che fotografava a colori perché il mondo è a colori. Quando ho letto quell’intervista\, pubblicata molti anni dopo in una raccolta di testi e immagini dedicata a Ghirri\, ho capito che\, in fondo\, forse chi non riesce a non fotografare a colori\, e mi ritrovo tra questi\, lo fa per la stessa ragione. Il colore pur non essendo mai neutro (come la luce\, la prospettiva\, il tempo….. le fotografie sono sempre costruzioni) si presenta spesso come un dato di fatto\, sta lì perché “il mondo è a colori”. Però ci sono delle immagini in cui\, talvolta per scelta\, talvolta per necessità\, o per caso\, il colore prende una forma comunicativa particolare\, diventa necessario\, essenziale per il nucleo comunicativo dell’immagine”. Dice Faggion. \nLe poche fotografie che ha selezionato per il suo contributo al tema del colore sono state realizzate in luoghi e momenti molto lontani tra loro e per scopi diversi\, talvolta dentro progetti lunghi realizzati su commissione o autocommissione\, talvolta per puro caso passando di lì\, con macchine reflex da lavoro o con lo smartphone che aveva in tasca in quel momento. Tutte però sono legate da questo strano filo che le annoda. \n  \nPierluigi Cattani Faggion è nato a Ferrara nel 1969 e vive a Trento dai tempi dell’università. Si è laureato in Economia Politica ma poi ha capito che il suo rapporto con il mondo esterno sarebbe passato attraverso le cose che documenta e le storie che racconta con la fotografia. Così ha studiato fotografia e frequentato il corso di Alta Formazione in Fotogiornalismo presso l’agenzia Contrasto di Milano. Lavora come fotografo dal 2005 e aiuta Michela\, la sua compagna\, nel portare avanti il progetto di MULTIVERSOteatro.
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LOCATION:PACTA Salone\, VIA ULISSE DINI 7\, MILANO\, 20142\, Italia
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SUMMARY:COLORE\, GESTO\, EMOZIONE DELL'ANIMA
DESCRIPTION:Quest’opera concepita appositamente per il Pacta dei Teatri è una sfida per Emma Terenzio\, fotografa milanese classe 1958\, in quanto per la prima volta si confronta con un’installazione di questo tipo: una struttura cubica con immagini fotografiche\, accompagnata da un video collage e una colonna sonora elettronica. \nPersonalità eclettica dalla multiforme tensione creativa ha iniziato a fotografare intorno agli anni ’70\, per dedicarsi alla ricerca di un linguaggio che coinvolga e includa teatro\, danza\, musica e fotografia\, sue grandi passioni\, da sempre. \nOcchi chiusi\, occhi dischiusi\, dal buio alla luce\, ai colori del mondo e delle emozioni. \nMusica\, gesto danzato\, colore\, calore\, intreccio inscindibile per me. Dopo l’asfissiante percezione monocromatica del lockdown\, del buio emotivo\, dei toni della paura e della quasi assenza di suono\, torna il colore\, la riapertura al mondo\, il “tempo” riprende a scorrere\, a respirare in un seppure esitante e lieve sorriso e il cuore a battere… \nColori ed emozioni: blu\, del pensiero fluttuante\, del sogno\, dell’introspezione\, del cielo; rosso della passione\, dell’amore\, della terra\, del sangue; giallo della gioia\, della leggerezza\, dei sorrisi infantili\, del Sole e ancora verde\, viola e mille iridescenze colorate che si rispecchiano tra loro. \nRebecca Erroi danza nella luce dei colori gesti\, quasi rituali ed emozioni dell’anima. “Tessi\, tessi la luce del sole nei tuoi capelli…” (cit. Eliot\, “la Figlia che piange”): questa è un’immagine che mi sovviene sempre quando la vedo danzare. \nDialogano con i dittici e posti sul loro retro i frammenti vivacemente policromi delle tele di Michele Cerchia che contribuiscono a creare quel perimetro magico\, quell’abbraccio al cui interno pulsa il cuore dell’opera. \nMusiche di Irlando Danieli quali immagini e flussi di sonorità a volte primordiali che tentano di inseguire pensieri sfuggevoli e si riflettono in insiemi di echi la cui intensità ora incalza ora svanisce. \nSplendida collaborazione con Raoul Iacometti photo editing e curatore della mostra\, artista di rara sensibilità mio maestro nella fotografia che seguo tutt’ora e che mi ha guidata nella realizzazione dell’intera opera. \nFranco Gentilucci fu poeta\, pittore\, maestro e molto altro\, autore dell’angelo/demone che ho rubato dai ricordi… \nEmma
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SUMMARY:IN ROSSO E BLU
DESCRIPTION:Mario Giavino (Milano\, 1958) conta oltre venti mostre personali e numerose partecipazioni ad eventi ed esposizioni collettive in diverse gallerie italiane testimonianza di un percorso ormai quarantennale; del suo lavoro si sono occupati importanti critici tra cui ricordiamo Martina Corgnati\, Giorgio Bonomi e Alberto Veca. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. \nAlla base della sua ricerca artistica c’è l’interesse per il segno: segno-alfabetico\, graffito e geroglifico ma anche traccia\, cancellatura ed evocazione. Un segno che diventa scrittura: una scrittura comunque illeggibile\, attraverso la quale si offrono le diverse componenti dell’immagine\, che trattengono suggestioni ricche di presupposti culturali tra loro distanti e diversificati. Il colore è la base sulla quale si dispone questa trama di segni e rimanda alla gamma sorvegliata dei colori “primitivi” le terre\, il nero\, il bianco e il rosso con qualche incursione nel blu e altri colori caldi. Per l’appuntamento con “Mostre al Cubo” saranno presentati nuovi lavori site-specific e un’antologia di opere in cui il colore si anima. \nVernissage 12 gennaio 2023\, ore 19:00 \nLa mostra è visitabile dal 12 al 29 gennaio dalle ore 10:30 alle 18:30 e nelle serate di spettacolo fino a chiusura del teatro.
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SUMMARY:TRASPARENZE E TRASCENDENZE
DESCRIPTION:Quest’opera inedita\, concepita proprio per il PACTA Salone\, risponde alla finalità estetica di stabilire un duttile e cangiante dialogo cromatico\, scandito da luci e ombre\, tra opera e ambiente circostante. E ciò coerentemente alla ricerca rigorosa e metodica che ha da sempre animato in concreto il mestiere di Fiore\, abile artigiano del colore\, nella sua metodica scelta e sapiente preparazione di preziosi pigmenti da stendere con cura sul supporto della tela\, di juta o lino che questa sia. \nPer meglio comprendere questo progetto è forse utile sintetizzare alcuni aspetti enucleati da un testo del Domkapitular di Würzburg Jürgen Lenssen\, scritto in occasione della presentazione della mostra di Gaetano Fiore a Bormes-les-Mimosas in Costa Azzurra “L’albero e il quadrato” del 2008. \nIn esso si ripercorrono le tappe salienti di un iter sia di formazione che di sperimentazione\, percorso umano e spirituale costellato da visioni ed esperienze vissute (Erlebnisse) reinventate ogni volta nell’atto irripetibile ed entusiasmante del creare. \nPer Lenssen vi è una solo apparente dualità ossimorica tra l’immagine dell'”albero”\, che evoca associazioni di crescita\, espansione\, e il “quadrato” che rimanda piuttosto al simbolismo del numero quattro e quindi contiene in sé significati evidenti di limitazione e chiusura.\nMediante il Leitmotiv del 4 (moltiplicato quantitativamente nella struttura cubica qui realizzata e altrettanto potenziato qualitativamente in una verticalità architettonica che ad altro anela) si comprendono fittiziamente il mondo con i suoi quattro punti cardinali\, le quattro stagioni e i quattro elementi.\nL’ambito così delimitato dai suoi confini\, a cui anche il tempo appartiene\, diventa paradigmatico e\, in sé\, incarna l’essenza di un microcosmo compiuto.\nIn chiave più intima e spirituale\, il numero quattro e il quadrato coincidono con l’immanenza\, la finitezza\, l’uomo e il suo mondo\, mentre l’evasione dal sistema precostituito\, alla quale lo slancio vitalistico dell’albero allude\, indica un superamento della costrizione imposta.\nGaetano Fiore rende l’albero il segno premonitore del cosmico\, quasi un soffio primigenio che\, benevolo e ritmato\, respira ininterrottamente tra cielo e terra.\nLa terra viene penetrata dal cielo tramite l’albero che riesce mirabilmente a superare il divario tra vita e morte\, ora e sempre. \nTorna qui alla mente l’albero di Yves Bonnefoy capace di conciliare grovigli di concetti e sistemi di molta filosofia moderna e contemporanea con l’urgente e fertile proliferare di sogni e pulsioni che permeano le varie espressioni artistiche e la letteratura d’avanguardia. \n“Trasparenze e trascendenze si intersecano e incrociano senza posa nell’installazione di Gaetano Fiore e ci interrogano in una vicenda alterna di presenza/assenza\, pienezza/vacuità\, fisicità/immaterialità\, realtà/astrazione\, spazio/tempo”.\nQuesto è il senso dell’opera per il germanista Andrea Petrai che\, in occasione della mostra di Fiore “Pittura in ascolto\, attesa del colore” tenuta a San Vincenzo nel 2010\, aveva già così commentato:\n“Gli alberi di Gaetano Fiore si stagliano con la solidità architettonica e l’armonia compositiva di una quinta teatrale; sostano quali forme monolitiche\, sullo sfondo e in primo piano al contempo\, dialoganti forse in misteriosi e arcani linguaggi che si cristallizzano nella sintesi archetipica di voce e azione\, parola e gesto esemplari”. \nIn conclusione\, per citare l’artista Gaetano Fiore in persona\, le sue opere altro non sono che “composizioni geometriche simmetriche che hanno una loro particolare centralità. \nGrosse fasce rigorose\, quadrature\, cornici mozze danno stabilità\, forme e pennellate invece animano la composizione. Le sfumature\, le tracimature e le sbavature del colore hanno lo scopo di integrare e dissolvere le forme. L’amalgama generale\, ottenuto dal controllo del colore e sul colore sovrapposto più volte\, restituisce\, in alcuni punti delle opere\, in varchi appena percettibili\, la luce; le velature lasciano allora intravedere strati di colore maculato\, nascosto e pericolosamente vibrante”. \nTutto questo si ritrova nell’installazione “Trasparenze e trascendenze” al PACTA di Milano in un’ambientazione doppiamente scenica tramite quinte trasparenti che\, accavallandosi l’un l’altra\, generano visioni multiple. Esse progressivamente sfumano in una dimensione che ci conduce oltre la contingenza\, lasciandoci sulla soglia di un sacrario in attesa di una rivelazione che forse potrebbe arrivare.
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SUMMARY:?NOI?
DESCRIPTION:di Laszlo Ctrvlich \nLe sagome\, le parole che incidono le sagome bianche sono suoni ma anche significati che pervadono la società occidentale. In questo momento di società gassosa le sagome siamo noi\, abbandonati\, trafitti\, sballottati.
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