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Novembre 10, 2022 - Novembre 11, 2022

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Una visione, in un ambiente onirico; due fgure due esseri opposti, maschio femmina, due animali.
Dicono col corpo. Il suono dialoga con loro.
Un rito di accoppiamento, un corteggiamento, un confitto, scontro, come un rito antico la relazione dell’IO con l’ALTRO, il diverso.
Un moto perpetuo non uniforme che si snoda armoniosamente nelle epoche nei millenni in una confusione apparentemente insensata.
Non capiremo quell’alfabeto di segni, eppure li riconosceremo come riconosciamo Stonehenge, le sculture, la scrittura cuneiforme dei sumeri. Sono opere umane, come la musica e le danze balinesi come i geroglifci, come i grafti nelle caverne.
E poi…
BANG !
Il reale entra a gamba tesa , come un cellulare che squilla durante un funerale, come essere svegliati dal sonno profondo o interrotti nel pieno dell’orgasmo, il reale ci riporta immediatamente nel momento presente , nella tragicità delle nostre vite , nel pieno del confitto dell’Io con l’Altro.

NOTE SUL MOVIMENTO:

L’idea è quella di realizzare un teatro puro, un teatro che elimina l’autore a favore del regista, o meglio di un ordinatore magico, niente le parole, tutto e niente le forme, i temi rappresentati ci appaiono come spettrali. La danza ritorna a un linguaggio formale, iper strutturato, quasi barocco, si torna nel mito, nei gesti meticolosi simbolici e manieristici delle danze orientali, dove piedi dita ginocchia occhi mani e gambe seguono un alfabeto ben preciso.

Lo spazio è onirico, le luci psichedeliche disegnano un paesaggio che, come nel sogno, è scandito da luci e ombre, una vaghezza che rende fumosa la vista, e ci fa viaggiare in un dedalo percettivo, cercando di ricreare quel luogo dove la mente si lascia andare alla trans onirica, alla meditazione, del puro suono, puro movimento. Ma questa perfezione, che riprende un’antichità remota, un’adesione al rito religioso che per noi rappresenta una perdita dell’individuo a favore della contemplazione collettiva, è spezzata improvvisamente dalla vittoria del singolo, che rompe l’armonia, grida i suoi personalissimi bisogni, si vuole distaccare e conquistare un podio tutto suo, gli altri lo seguiranno, torneranno a pensare alle loro poltrone al cappotto, la metropolitana forse la cena con gli amici, il quotidiano delle nostre vite contemporanee, per sempre slegate da quell’ideale di respiro comune. A cosa serve più il teatro?

NOTE SUL MOVIMENTO:

progetto Chiara Verzola
coreografia e danza Fabrizio Calanna e Tejaswini Loundo
musiche Chiara Verzola
produzione VuotoPerPieno

Durata 50 min.