MADAME BOVARY

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MADAME BOVARY

MADAME BOVARY

Emma Rouault è diventata moglie di Charles Bovary, medico di provincia e vedovo da poco. Tutta presa da letture sentimentali, fatte in particolare durante la sua educazione in convento, sogna un’esistenza di passioni e avventure e rimane delusa dalla banalità quotidiana del matrimonio. Per l’insoddisfazione della moglie, Charles passa dal villaggio di Tostes a quello di Yonville. Qui si svolge il resto della vicenda e qui appaiono altri personaggi (Il farmacista Homais, l’esattore Binet, il mercante Lheureux, i due amanti ..) che contribuiscono al precipitare di Emma in un abisso di debiti, tradimenti e ricatti, fino alla tragedia finale.

NOTE DI REGIA:

Flaubert e Madame: Appetito di vita
La storia di MADAME BOVARY si consuma in un piccolo mondo, comico nella sua banalità, tremendo nella sua
implacabilità. Emma, già dal titolo, appare nella sua situazione sociale di donna maritata e, in un certo qual
modo, estraniata da quel cognome che non le appartiene. Non può essere rappresentata se non nelle sue
relazioni con l’ambiente di provenienza e con quello in cui vive. Emma è una donna qualunque,
sentimentaloide se si vuole, ma è soprattutto una ribelle, è ‘un barbaro’, come Flaubert definiva se stesso. Ma
perché l’autore ha voluto per lei una fine così atrocemente violenta? Emma Bovary si è suicidata o ‘è stata
suicidata’ ?

Madame Bovary rende immortale la lotta tra l’ideale e il reale, tra l’infinito e il finito, tra ciò che vorremmo
essere e ciò che effettivamente siamo. Rende palese il dissidio fra una vita “altra”, spesso al disopra della
limitatezza della vita di tutti i giorni – e lo scenario in cui essa si svolge effettivamente.
Emma sogna Parigi, le grandi feste, la mondanità e la vanità. Nel vuoto aperto da questo silenzio, gli oggetti e i luoghi si dilatano e amplificano i propri significati, imparano a parlare da sé. Creano le vibrazioni del desiderio sempre inappagato.
La violenza, come il riso, la paura, l’ironia, e un po’ di vertigine, sviluppa una variazione su questi temi, volendo mescolare l’amore sensuale, l’amore mistico e l’esaltazione dei sensi nel rispetto del punto di vista dei protagonisti e di Flaubert stesso.

La prospettiva moderna restaura l’immagine documentaria, gratta via la ridondante patina che la alterava, scoprendo qualcosa di spiazzante. Come la polvere, le scoloriture, le usure, vengono spesso considerate segni intrinseci delle cose antiche, allo stesso modo, qui, la voce over grida allo spettatore tutta la propria assenza: è uno ‘sporco’ col quale eravamo abituati a convivere, un costante rumore di sottofondo del quale ci rendiamo conto nel preciso istante in cui cessa.

Annig Raimondi

 

CAST:

di Gustave Flaubert
scrittura scenica e regia Annig Raimondi
con Annig Raimondi e Antonio Rosti
spazio scenico e disegno luci Fulvio Michelazzi
elementi scenici Progetto Ri-costruzione ASST Lodi
musiche originali Les violons d’ Emma Maurizio Pisati
installazione musicale Loris Mattia Siboni
costumi Nir Lagziel
assistenti alla regia Marianna Cossu e Maria Grosso
produzione PACTA. dei Teatri

Si ringraziano per la collaborazione Riccardo Magherini e tutto lo staff di PACTA