LA MONACA DI MONZA alias SUOR VIRGINIA MARIA alias MARIANNA DE LEYVA

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LA MONACA DI MONZA alias SUOR VIRGINIA MARIA alias MARIANNA DE LEYVA

LA MONACA DI MONZA alias SUOR VIRGINIA MARIA alias MARIANNA DE LEYVA

L’interno di un convento è la scena della storia.
Una grata immensa, un divisorio, un ostacolo per una storia d’amore.
Qui è la Monaca di Monza, personaggio complesso, che riassume e rievoca molte caratteristiche dei diversi personaggi delle monache fra il ‘600 e l’800, dalla cronaca scandalosa alla letteratura e viceversa, da Enrichetta Caracciolo a la Religieuse di Diderot, alle monache napoletane portate in luce da Stendhal.

Marianna De Leyva, nata a Milano nel 1575 da famiglia nobile, divenuta poi Suor Virginia Maria e coinvolta in uno scandalo che sconvolse la città di Monza, è stata resa immortale dal Manzoni che, unendo verità storica e finzione letteraria, nei Promessi Sposi la chiamò Gertrude, la Monaca di Monza o la Signora, misteriosa e inquietante ‘tessitrice di trame’.
Passioni e delitti. Travestimenti e sfide. Relazioni processuali, narrazione dei “casi”, dei “successi” di famiglie illustri o delle “disgrazie” dei poveri diavoli.
Alla turbolenza del conflitto interiore e alla dinamicità delle vicende, si contrappone, quasi come un secondo processo, la staticità inquisitoria ma anche trasgressiva di uno sguardo maschile che interviene e che penetra nella più esclusiva società di donne, in questo ‘luogo di donne’, o loro prigione.
La scena diviene così la cornice di un sublime femminile, popolata di tragiche eroine; e la monaca diventa emblema di un’opposizione ai compromessi e alla violenza della società, di uno spirito moderno in cerca d’identità e libertà, portavoce di una contestazione verso i poteri civili e politici come i briganti dell’800 .

NOTE DI REGIA:

Il personaggio non è niente. La persona è tutto.

Ma la persona è limitata nel tempo e negli atti, mentre il personaggio non ha un tempo e tra una riga e l’altra può compiere infinite azioni, dunque ha qualcosa d’eterno.

Eppure personaggio è creazione d’una persona.

Si può forse dire che Teatro è ciò che mette in relazione persona e personaggio.

E questa relazione si può forse chiamare “attore”.

Si tratta di mettere in scena un testo. Tutto qui. Facile? Mai niente fu facile ma lavorare con attori che conoscono il loro mestiere può regalare sublimi momenti di gioia pura.

E quali sono gli attori che conoscono il loro mestiere? Sono quelli che sanno di non poterlo conoscere del tutto, sono quelli che sanno che è si un mestiere, ma è anche tutto il dolore del mondo.

Creare un clima perchè questi attori possano trovare il loro gioco. La loro vivezza, la loro irripetibilità, attimo dopo attimo.

Ciò che conta non è la “situazione” ma la “condizione”, ovvero ciò che permette agli attori di attraversare analogie. Le analogie che legano il teatro alla vita.

Dunque le note di regia non riguardano il “teatro” bensì lo “spettacolo” e la sua composizione.

Abbiamo un interno. Un appartamento, ma c’è anche una grande finestra. E’ la finestra delle nostre anime. E’ la finestra attraverso la quale nulla si vede se non pallidi colori e flebili suoni.

Come regista ho solo una domanda rispetto a questo testo: perchè quei tre cantano tutte quelle canzoni?

E poi c’è la questione dei ricordi e della memoria. I ricordi cambiano i connotati alle cose passate e la memoria è quel che si perde e la si perde insieme alla vita. Della memoria non rimane quasi più nulla. Frammenti, stralci di finte verità, convinzioni mal riposte, cadute, equivoci. La memoria si perde. Individualmente e collettivamente. E quel che chiamiamo Storia nulla può fare, tutto si deforma, tutto svanisce.

Ma questo lo sappiamo benissimo.

Ah, dimenticavo. E’ una commedia.

CAST:
da Manzoni, Diderot, Stendhal e gli atti del processo

drammaturgia Annig Raimondi
con Alessandro Pazzi e Annig Raimondi
spazio scenico e luci Fulvio MIchelazzi
musiche originali Maurizio Pisati
costumi Nir Lagziel
produzione PACTA . dei Teatri
inserito in Invito a Teatro